“Più fondi all’agricoltura che all’industria”

«La politica deve trarre un insegnamento dal comportamento dei grandi magnati dell’industria italiana che quando sono in crisi chiedono incentivi e subito dopo scaricano sui lavoratori le difficoltà, come accaduto per la Fiat di Termini Imerese. Se tutti i fondi e tutte le energie spesi per l’industria automobilistica fossero stati spesi per l’agricoltura e per la ruralità avremmo ottenuto più Pil, più tutela dell’ambiente, più lavoro e più etica». Ad affermarlo è Paolo Russo, presidente della commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati, intervenuto nel corso della manifestazione “Economia, tradizioni, cultura nel territorio dei Nebrodi”, organizzata da Fare Ambiente Sicilia in collaborazione con l’Ente Parco dei Nebrodi. «Ormai non si vendono più prodotti – ha detto Russo – che non siano collegati al proprio territorio. Il mercato mondiale non guarda più ai prodotti quanto, invece, al territorio che li produce, alla sua cultura, alle sue tradizioni e alle sue bellezze storiche e artistiche. Tutto questo messo insieme fa “il prodotto”. Solo così si può competere a livello internazionale. Tutto ciò deve integrarsi con la nostra agricoltura capace di creare economia, ma allo stesso tempo vicina al territorio e alle sue esigenze, mentre la grande finanza e la grande industria sono lontani dal territorio e a volte anche avversi».

Durante la manifestazione Fare Ambiente Sicilia ha presentato anche lo “Studio dei sistemi prioritari di paesaggio storico-rurale siciliano nella relazione tra paesaggio rurale e pratiche agronomiche tradizionali per il loro sviluppo sostenibile” che ha avuto come responsabile scientifico il docente di Geografia all’Università di Palermo, Girolamo Cusimano. «La Sicilia – ha detto Cusimano – è capace di offrire, proprio per la recente affermazione della modernizzazione, spazi vasti e contesti ristretti in cui il paesaggio si presenta come un palinsesto abbastanza vitale di momenti e fasi diverse della storia dell’agricoltura», ma per Cusimano è diventato «urgente la necessità di scongiurare il progressivo depauperamento della presenza umana, che nell’agricoltura comporterebbe la scomparsa dei veri eredi di un contesto che oggi tendiamo a valorizzare per la sua naturalità, ma che storicamente è stato un areale produttivo di rilevante importanza. Data per scontata la necessità che in tutti i contesti rurali l’agricoltura dovrà mirare alla qualità ambientale, soprattutto in termini di rispetto dell’ecosistema e di supporto alla difesa idrogeologica, nelle aree marginali l’attenzione del Piano va alla difesa e conservazione di tutte quelle dimensioni dell’amenagement tradizionale del territorio agricolo che si esprime in qualità percettive dell’ambiente che rendono unici e passibili di fruizione turistica proprio le aree in cui minore è stato l’impatto della modernizzazione. Per questo pensiamo che in alcune aree di parco, ricche di tali tradizioni contadine, sia possibile attivare percorsi di fruizione che vedano contadini-custodi riproporre en plen air le fasi di processi produttivi ormai improponibili sul piano delle produzione, se non per limitatissimi ambiti d mercato, riattualizzando un mondo che altrimenti potremo far bella mostra di sé esclusivamente nei musei e attraverso la documentazione iconografica d’epoca. Perché un paesaggio agricolo, a meno di non volerlo considerare una veduta, non ha senso senza il lavoro umano che lo ha creato e riprodotto stagione dopo stagione». Per Nicolò Nicolosi, coordinatore regionale di Fare Ambiente, «l’intervento in favore della ruralità diventa imprescindibile passaggio per la creazione di crescita e questo convegno ha dimostrato come possano nascere proposte concrete per lo sviluppo della Sicilia». Mario Centorrino, docente di Economia all’Università di Messina, ha ricordato come sia necessario, per creare vero sviluppo per l’agricoltura, creare una rete, fare sistema «e associazioni come Fare Ambiente possono fare da collante. Di certo non dobbiamo aspettarci nulla che arrivi da Roma, anzi dobbiamo iniziare ad agire noi per valorizzare le nostre risorse. Ma allo stesso tempo dobbiamo canalizzare i fondi dove creano veramente sviluppo e non verso interventi poco utili».